Grazie per tutto il pesce 0

(ma senza l’addio, sia chiaro!)

Ieri sera al Sottotetto mi sono di nuovo sentito a casa dopo tanto tempo. Grazie per la tessera #3000, grazie per l’ospitalità e per i sorrisi. Spero di potervi ripagare.

Oltre alla superba lezione di reggae (grazie a Don Ciccio e alla sua balotta), ieri sera credo di avere individuato un microtrend che, oltretutto, comincia a riguardarmi.

Al Sottotetto c’è (e c’è sempre stata) intersezione di generazioni. Pur essendo un “aggregatore notturno”, è sempre stato frequentato -anche nella sua vecchia sede- da persone over-40 (e anche over-50), nella massima naturalezza, nella massima tranquillità. Forse è la musica reggae, col suo messaggio universale, che facilita l’integrazione… Ma forse c’è anche una generazione abbastanza aperta da non avere troppa paura di esporsi, di essere, di interagire nonostante gli anni che passano.

Il riproporsi reiteratamente di queste occasioni mi fa pensare ad un trend ben definito: evidentemente non tutti gli over-40 sono da posto fighetto, YMCA e bottiglia di champagne. Qualche alternativo dei vecchi tempi è rimasto in vita :P

Certo ci sono ancora alcuni blocchi ed alcune tendenze da superare, e parlo per esperienza personale: il rimanere sempre un po’ defilati, per timore ed insicurezza soprattutto, e il guardarsi attorno spaesati…

Il coraggio e il cambiamento vanno cercati e trovati dentro di sè. La fiducia nel futuro è fottutamente possibile.

Junior Kelly 0

Ieri sera sono andato al sottotetto a vedere il concerto di Junior Kelly, co-organizzato tra l’altro “localmente” dai Mongardino Posse Chatterbox e dai Magazzini Musicali Studios (dal punto di vista tecnico) . Troppa gente, lui molto bravo, ma il gruppo..

Tipica band di semi-mercenari al soldo di un solista di talento. Non so perchè ma mi ero sempre illuso che in Giamaica il reggae fosse piu’ “sentito”, in quanto espressione culturale più profonda e tradizionale. Invece mi sono trovato di fronte ad una band formata da professionisti, alcuni palesemente a contratto, che suonava senza un’identità corale… tanti gruppi da uno.

Una volta giunto sul palco, J.K. e la sua personalità hanno mutato il corso della serata, che era stata iniziata da un personaggio che mi è parso essere stato imposto sul palco dalla mafia giamaicana… (sì, sto leggendo Gomorra, abbiate pietà).

Ma il Sottotetto rulezza, come sempre. Peccato per l’aerazione…